Mercato immobiliare in leggera ripresa? Sì, ma non esultiamo ancora

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mercato immobiliareNonostante la crisi immobiliare abbia rappresentato una delle realtà più preoccupanti di quest’ultimo periodo, e nonostante il rischio di crisi nera non possa ancora dirsi del tutto scampato, sotto questo punto di vista sembrano esserci lenti quanto timidi segnali di ripresa.

L’andamento del mercato immobiliare è stato fotografato pochi mesi fa da Nomisma, e gli studi effettuati dal suo Osservatorio interno ci dicono che la situazione delle compravendite non debba più considerarsi su livelli d’allarme: tra un mare di innegabili criticità, le fluttuazioni di mercato si stanno rialzando nelle città di medie dimensioni (quali Modena, Verona, Parma, Ancona, Bergamo, Salerno, Trieste, Taranto, Messina, Livorno, Brescia, Novara e Perugia).

Considerando che il mercato immobiliare ha registrato una contrazione del 41% in ambito residenziale, arrivando a toccar quota -46% nell’ambito del terziario, qualsiasi segnale di ripresa va considerato di estrema importanza. Il fatto che ci sia una lenta ripresa del mercato immobiliare italiano non può però indurci a pensare che il pericolo più grosso sia scampato, soprattutto se consideriamo che la pressione fiscale sugli immobili continua a crescere vertiginosamente a fronte di una disponibilità di portafoglio che invece va assottigliandosi sempre più.

Lo Stato e le sue politiche in termini di riforme fiscali, infatti, non aiutano sicuramente questo settore agonizzate da diversi anni a questa parte. Le opinioni degli analisti di settore (ma non solo) convergono sul fatto che sconti, bonus e “toppe” varie non possano rappresentare una soluzione efficace contro il vortice spietato della crisi.

Le stesse banche possono confermare come le richieste di mutuo approvate continuino a rimanere molto basse: i prezzi degli immobili continuano a tener duro (a fronte di una leggera svalutazione), mentre la stabilità lavorativa che è condizione numero uno per ottenere un finanziamento continua a venir meno persino in quelle famiglie o per quelle professioni che avremmo pensato fossero immuni a qualsiasi crisi.

 

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