Crisi: esaminiamo i dettagli

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impreseIn un’epoca di crisi, le aziende e la politica tentano spesso di lavorare sul terreno comune, adottando, dove possibile, delle contromisure efficaci. La crisi in termini molto semplificati è come un cane che si morde la coda. Calano gli occupati, diminuiscono i consumi, gli ordini si azzerano, si mettono in cantiere altri licenziamenti, o come vengono chiamati, in termine neutro e inoffensivo, esuberi. Ma il calo degli occupati iniziali può essere innescato da una crisi di fiducia degli investitori, che stringono i borsoni delle banche, concedendo meno credito, per difendersi da speculazioni finanziarie interne, nelle quali sono spesse invischiate. Il risultato è che le imprese hanno un minor accesso al credito, che impedisce loro di mandare avanti gli investimenti e la ricerca, nonché di proseguire in operazioni di ordinaria amministrazione, come l’anticipo delle fatture, pagamenti rateali degli ordini e così via. Gli imprenditori chiedono un fisco amico, meno tasse, meno burocrazia. Lo stato e il governo pretendono obbedienza fiscale, buona amministrazione, ricerca e innovazione a costo zero e soprattutto tanta pazienza.

Una mediazione viene spesso fatta sulla pelle dei lavoratori, i quali con un potere d’acquisto dimezzato, spesso all’interno di contesti familiari già complicati dalla mancanza di lavoro per i giovani, non fanno altro che frustrare all’origine tutti i tentativi di riforma. Forse una chiave può essere la fiducia e insieme a questa un po’ di innovazione. Le aziende dovrebbero organizzare il lavoro perseguendo il principio del minor spreco possibile. Attuare un concetto di produzione snella o lean manufacturing può aiutare in più direzioni, mettendo in buona luce un sistema produttivo che fa guadagnare tempo nella produzione, investendo questo tempo in qualità, sia nel miglioramento del sistema produttivo, sia in quello distributivo. Minori sprechi non significa minori occupati. Il livello di occupazione deve anzi essere riguadagnato, ma le imprese, soprattutto quelle che operano nell’ambito dell’eccellenza italiana, devono trovare nuove formule di lavoro, là dove non le applichino già. Operare per un prodotto migliore, per un costumer care più accentuato, per una fidelizzazione migliore, magari sperimentando nuove formule di marketing e comunicazione, nuovi canali pubblicitari. Il web, per esempio, è tutto sommato una piattaforma poco sfruttata dalle nostre imprese, che faticano a immaginare come un utente possa desiderare un loro prodotto. Gli investimenti su AdWords sono ancora sotto la media di Gran Bretagna e Germania e spesso, va detto, anche chi opera sul web ha tutta l’aria di essere un avventuriero. Ma come si dice sempre: chi non risica non risica e forse vale la pena di sperimentare tutto.

 

 

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