Cervelli in fuga

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lavorareMolti italiani sono convinti che trasferirsi all’estero sia una passeggiata ma vedranno che non è così. Se siete stanchi dell’Italia cercate di capire cosa volete fare della vostra vita e dove ma soprattutto se siete in grado di sacrificarvi in caso di difficoltà. Non dovete dimenticare che ogni nazione ha le proprie leggi e voi da stranieri dovete seguirle, così come dovete adattarvi al loro status e imparare nuove lingue, usanze, tradizioni, mentalità e tanto altro. Andare via dal vostro paese con consapevolezza è una conquista, ma se lo fate solo per un capriccio, potete pentirvene.

Tanti disoccupati sono stanchi di attendere risposte da aziende non avendo la certezza che qualche proposta interessante arrivi, e oltre a colloqui e invii di curriculum, potete provare nella ricerca di lavoro, partecipando a concorsi pubblici, magari guardando in siti web come questo http://perlavorare.com/category/concorsi/. Se avete provato ogni strada e la pazienza è arrivata al limite, allora provate in altri luoghi, ma tenete sempre in considerazione gli imprevisti e ricordate che fuori dall’Italia sarete trattati da stranieri.

Quali sono le principali mete di fuga? Si va dal Nord Europa, all’America, fino ad arrivare all’Australia. A chi non piace lavorare viaggiando? Chi non vorrebbe vivere meglio altrove? Bisogna fare attenzione a molte cose e informarsi prima di partire e inviare curriculum anche ad aziende straniere ma sopratutto è fondamentale sapere bene almeno la lingua inglese. Spesso molti diplomati o laureati, andando all’estero si accontentano all’inizio di qualsiasi lavoro, per conoscere meglio il luogo, ma perché questa cosa non viene fatta anche in Italia? In patria viene vista come una vergogna mentre fuori è intesa come una forza necessaria alla scelta presa.

In terra straniera alcuni italiani hanno raggiunto i loro obiettivi, altri hanno fallito, ma l’utopia di un luogo nuovo non deve offuscare un pensiero vincente. Potete essere grandi ovunque forse, dipende dal vostro approccio alle cose. L’Italia ha ancora molto da offrire e molto da cambiare.

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