Cancellazione protesti: i principali step per richiederla

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cancellareIn un periodo di dura crisi economica sono sempre più frequenti i casi di persone che si ritrovano a dover chiedere un prestito per tirare avanti o per coprire una spesa straordinaria, ma tutti noi sappiamo bene che coloro i quali risultano essere inadempienti ed iscritti presso il Registro Informatico dei Protesti, non hanno alcuna speranza di ottenere somme a loro favore. Per questo motivo è estremamente importante darsi da fare nella cancellazione protesti prima di presentarsi in banca o presso qualsiasi altro istituto di credito con l’obiettivo di richiedere un finanziamento.

La domanda per la cancellazione protesti può essere avanzata dal debitore che paga la cambiale “incriminata” entro i 12 mesi dalla levata del protesto. Per farlo può servirsi di un apposito modello rinvenibile presso la Camera di Commercio della sua provincia, domanda a cui vanno però allegati i seguenti documenti: il titolo originale quietanzato ed il relativo atto di protesto, nonché la fotocopia di un documento di identità del protestato. Ci teniamo a precisare inoltre che per poter formulare la domanda in maniera valida occorre pagare un importo di segreteria che attualmente si aggira sulla decina di euro per ciascun protesto per il quale si richiede la cancellazione, anche se sarebbe bene controllare di volta in volta che questa somma non vada cambiando con il passare del tempo.

Proprio per rispondere ad una domanda che è in forte crescita, sono ormai parecchi gli studi professionali che si propongono di provvedere alla cancellazione protesti da parte del cliente: trattandosi di un iter burocratico non particolarmente snello è sempre consigliabile affidare la pratica nelle mani di qualche esperto del settore. Tra l’altro, il fatto che gli onorari formulati in tal senso non siano neanche particolarmente elevati fa sì che questi servizi siano richiesti da un’utenza sempre più vasta.

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